È una delle più vaste coperture in muratura mai costruite; presenta un diametro interno di circa 42 metri e porta l'altezza complessiva della Basilica, dalla base fino alla sommità della lanterna, ad oltre 130 metri. Le sue forme, espressione del passaggio dall'architettura rinascimentale a quella Barocca, rispecchiano in buona parte il disegno di Michelangelo Buonarroti, che vi lavorò fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1564. Costituisce inoltre uno dei simboli più celebri della città di Roma, dove viene popolarmente denominata Cupolone, nonché uno dei punti più panoramici della città, con vista a 360 gradi

Restauro Cupola San Pietro

La cupola di San Pietro

Costituisce la copertura della crociera della basilica di San Pietro in Vaticano.

È una delle più vaste coperture in muratura mai costruite; presenta un diametro interno di circa 42 metri e porta l'altezza complessiva della Basilica, dalla base fino alla sommità della lanterna, ad oltre 130 metri. Le sue forme, espressione del passaggio dall'architettura rinascimentale a quella Barocca, rispecchiano in buona parte il disegno di Michelangelo Buonarroti, che vi lavorò fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1564. Costituisce inoltre uno dei simboli più celebri della città di Roma, dove viene popolarmente denominata Cupolone, nonché uno dei punti più panoramici della città, con vista a 360 gradi

Il Restauro del Travertino

Questo progetto «nasce e si sviluppa con l’intento di soddisfare la duplice esigenza estetica e funzionale». Infatti, se uno degli obiettivi è quello «di restituire l’antico splendore alla complessa struttura architettonica della basilica, dall’altra vi è la necessità di ripristinare le caratteristiche meccaniche di efficienza e sicurezza della pietra che compone gli elementi architettonici».
Per comprendere meglio le dimensioni del cantiere e la complessità dell’intero meccanismo che si è messo in moto per la buona riuscita del lavoro, si deve considerare che «la superficie complessiva del tamburo è superiore di oltre duemila metri quadri rispetto all’intera facciata, che sviluppa una superficie totale di settemila metri quadri di travertino». In particolare, per la realizzazione delle attività di restauro si è reso necessario il montaggio di una imponente impalcatura metallica. Questo ponteggio, «dal piano del pavimento del terrazzo, che si trova a una quota di 43 metri circa rispetto al suolo della basilica, consentirà di raggiungere il livello più alto del manufatto da restaurare a 80 metri circa, corrispondente al cosiddetto il “giro dei monti” al di sopra dell’attico del tamburo della cupola».

Per avere un’idea delle dimensione della superficie interessata, basta considerare che il tamburo «sviluppa una superficie complessiva di 8.900 metri quadrati di travertino, compresi gli aggetti architettonici e la superficie dei sedici contrafforti, mentre il “maschio” del tamburo sviluppa una superficie di 440 metri quadri di muratura di laterizio a faccia vista». L’altezza complessiva del tamburo «è di 36,63 metri, la circonferenza alla base delle colonne dei contrafforti è di 168 metri; quella alla base delle finestre è invece di 153 metri». Misure imponenti, quindi, per i lavori. Che sono di conseguenza importanti e si collocano in continuità con il precedente restauro dei prospetti laterali della stessa basilica e delle cupolette Gregoriana e Clementina, iniziato nell’aprile 2007. Le cupole minori, fa notare l’architetto, «quasi identiche per forma e superficie, sviluppano ognuna una superficie pari a 1.345 metri quadri»

Diagnosi al laser
Da un punto di vista tecnico, spiega Virgilio, il progetto prevede indagini diagnostiche e la realizzazione di un rilievo effettuato con un laser-scanner, che «serve per comprendere meglio la complessa struttura architettonica progettata da Michelangelo e Giacomo Della Porta». Su questo elaborato grafico vengono «sintetizzate tutte le informazioni relative allo stato di conservazione dei materiali e alle diverse tipologie di degrado e alterazioni, di origine chimica, fisica e meccanica, presenti sulla pietra». Inoltre, sul rilievo vengono realizzati «dei grafici e illustrati, attraverso una legenda, tutti gli interventi di restauro eseguiti nel tempo». Il lavoro prevede anche lo studio di frammenti di pietra, stuccature e depositi di particolato, la revisione dell’impianto parafulmine e, infine, la pulitura, il consolidamento e la protezione del paramento lapideo.

La storia rispettata
In sintesi, pulitura, consolidamento e protezione sono i tre punti principali degli interventi finalizzati a proteggere il manufatto e ritardarne il processo di degrado. Nel restauro moderno, qualsiasi soluzione che si adotta nei confronti dell’opera, sottolinea l’architetto, «deve rispettare il principio di distinguibilità e reversibilità dell’intervento stesso». Sul tamburo va garantita «la lettura di ciò che è accaduto in quattro secoli di storia, dagli effetti che il trascorrere del tempo ha prodotto sulla materia a ciò che è avvenuto il giorno della posa in opera dei conci». Per San Pietro, la «pulitura del paramento lapideo, rappresenta l’argomento principale dell’intervento di restauro»; la scelta calibrata del “punto di pulitura”, senza «sbiancare completamente la superficie lapidea, conservando la preziosa “patina storica” sull’opera, costituisce il fulcro di tutto l’intervento, perché da esso, si dà origine alla “nuova veste” che apparirà ai nostri occhi una volta concluso il restauro».